Il Processo Comunicativo

Si può voler dimostrare di saper fare collegamenti, di conoscere molti dettagli e particolari, di essere portati per il ragionamento e l'analisi personale, di aver studiato anche testi non inclusi in bibliografia. Malinowski, Il significato del significato, Milano, Il Saggiatore, 1966 (ed. Yule, Analisi del discorso, Bologna, il Mulino, 1986 (ed. Internet) i modelli di comunicazione sono cambiati e di conseguenza viene ripensato anche il modo di fare giornalismo. Hayes-Flower tiene separate le diverse fasi dello scrivere, pone in evidenza i vari problemi che di volta in volta si pongono e ne offre la soluzione; questa impostazione costituisce il limite del modello, che non indaga i processi cognitivi, ma ne studia l’esplicazione a partire da resoconti di scrittori esperti e risulta efficace solo per alcuni tipi di testo. Così sarà possibile costruire l’immagine aziendale. D’Achille, Sintassi del parlato e tradizione scritta della lingua italiana. L’omissione anche di una sola di esse compromette inevitabilmente l’efficacia del processo comunicativo.

Alcuni studenti si lasciano trasportare dall’ansia di dire quante più cose possibile, per dimostrare di aver studiato.

Il vero centro geometrico è costituito dall’italiano neo-standard, pressoché equivalente all’italiano dell’uso medio di Sabatini.

Venezia ha scelto di proporre ai suoi studenti esercizi intesi a favorire una maggiore consapevolezza linguistica (per esempio attraverso la riflessione collettiva su frasi errate da vari punti di vista), ma anche a fornire indicazioni sulle possibili soluzioni degli stessi (per esempio attraverso la riflessione sulle diverse sfumature di significato che modifiche della punteggiatura possono indurre nella medesima frase).

Holden, il cui scopo fondamentale è la formazione di narratori. Il portale italiano per studiare con materiale e tesi di laurea. Beaugrande-Dressler 1981, i quali propongono un approccio procedurale che concepisce il testo come azione, una somma di operazioni che consentono al producente testuale di controllare il corso degli eventi comunicativi e di istruire i riceventi a ricostruirne la relazione di coerenza semantica e pragmatica. Ci si è chiesti quanto l’intrusione di questi linguaggi, per lo più impenetrabili ai non addetti al settore specifico, possa essere tollerata nella prosa scritta, soffermandoci in particolare sull’abuso del linguaggio burocratico. Meglio si conosce il docente, più si saprà come comunicare con lui. Il verbale pone il problema del punto di vista dell’autore e del destinatario.

Se infatti, come afferma McLuhann, il medium è il messaggio, è necessario che le nuove tecnologie di comunicazione usate rimodellino i contenuti.

Non è poi da trascurare il fatto che nel contesto dell’esame ogni docente deve ascoltare molti studenti o correggere diversi compiti, quindi è probabile che valorizzi molto la capacità di esprimere i concetti chiave in modo diretto e sintetico. La struttura da dare al messaggio dovrebbe tenere in considerazione il fatto che in generale la capacità di attenzione dell’interlocutore è limitata. Già Hartmann (Hartmann 1968), in piena continuità con il richiamo di Coseriu, insiste sul carattere testuale del segno linguistico. Settanta, da discipline come la teoria degli atti linguistici, la pragmatica, la linguistica testuale (in particolare la Functional Sentence Prospective), che hanno rilevato lo scarto tra la comunicazione scritta e quella parlata e la necessità di distinguere il risultato finale del processo scrittorio dalla sua elaborazione. Beaugrande-Dressler definiscono il testo come una occorrenza comunicativa che deve soddisfare sette principi costitutivi e tre principi regolativi. Le parole che vengono usate sono solo una componente del messaggio e talvolta non la più rilevante. Nel caso invece di quelli esterni, non sono solo i consumatori-clienti, ma anche il grande pubblico non cliente, le associazioni dei consumatori, i gruppi d’opinione, le istituzioni ed i mass media. Con il modello funzionale esiste una funzione, un sottosistema interno incaricato e responsabile della comunicazione esterna. Dressler (Dressler 1974) delineano i tratti fondamentali della disciplina la quale, superando il confine della frase, prescritta quale massima unità analizzabile sia dalla grammatica strutturalista sia dalla grammatica generativa-trasformazionale, assume il testo come unità linguistica di riferimento teorico e come dimensione di analisi. Formazione continua e reti multimediali, Milano, Etas, 1999.

Una sequenza di frasi assume lo statuto di testo solo se assolve uno scopo comunicativo e risulta interpretabile come un insieme legato e coerente.

Coseriu (Coseriu 1955) il quale proponeva di concentrare gli studi linguistici sulla parole in contrapposizione agli studi linguistici postsaussuriani incentrati sulla langue. Nel corso dell'esposizione, ad esempio, può capitare di aver tralasciato dei passaggi importanti, quindi è probabile che il docente torni sui punti omessi se non è lo studente per primo a farlo. Vademecum per aspiranti scrittori, Milano, Bompiani, 1998. Sul piano del metodo è necessario soddisfare il bisogno di riconoscimento e di senso di competenza del discente, ma è importante soprattutto costituire un gruppo motivato e orientato alla produzione di uno scopo concreto. Con esso il processo comunicativo non è competenza esclusiva di un sottosistema interno (o di una particolare funzione), ma è un’attività che integra tutti i sottosistemi o le funzioni dell’impresa, in modo da fornire un’identità coerente ed unitaria. I tecnici della valutazione distinguono a questo riguardo test diagnostici che riferiscono rispetto allo svolgimento di un programma (i test di progresso verificano l’apprendimento delle singole fasi del programma e i test di controllo verificano l’assimilazione di tutto il programma), e test pronostici, prove utili per selezionare e per orientare. Paolicchi, comporta la messa in relazione del concetto di alfabetizzazione, ossia il processo con cui il soggetto è introdotto in una comunità di parlanti, con quello di socializzazione, che si riferisce all’accesso dell’individuo a un sistema di regole di comportamento, e di inculturazione, con cui si indica l’appropriazione di una cultura da parte del soggetto e il suo uso consapevole e creativo.

Il primo problema che si presenta a tal fine è che non esiste una prova che permetta di valutare tutta la complessità della competenza linguistica.

Simone, Fondamenti di linguistica, Bologna, il Mulino, 1990 (in partic. Una traccia per lo svolgimento di un tema che richiede un confronto tra il punto di vista dello studente e quello di un passo di Simone de Beauvoir sul rapporto tra parola scritta e immagine cinematografica. Il lettore di giornali on-line non è vincolato dalla struttura sequenziale tipica del testo cartaceo e può decidere i percorsi che intende seguire, attivando collegamenti intertestuali (link). Di fronte a un tema, infatti, non è facile capire se siamo di fronte a un errore o un uso consapevole della lingua. Ne consegue la postulazione di un’uniformità del processo acquisitivo, che corrisponde in pieno alla concezione, di ascendenza chomskyana, di una grammatica universale innata, comune a qualsiasi essere umano. L2 il più possibile prossimi a quelli rilevati nell’acquisizione spontanea della L1, o almeno con essi non in contraddizione. Le argomentazioni finali tendono invece ad essere meglio ricordate rispetto a quelle intermedie per il fatto di essere le più “fresche”, in quanto appena pronunciate.

Tale radicale cambiamento di mentalità imprenditoriale è sicuramente il frutto dei tempi e delle trasformazioni che questi hanno comportato.

Il docente corregge l’abbozzo e la lettera di accompagnamento e li restituisce allo studente insieme a una relazione scritta.

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